Ezio Mauro: “1922, l’anno più torbido della storia italiana” Ezio Mauro, finalista del Premio Estense 2023 con "L’anno del fascismo. 1922. Cronache della marcia su Roma"

Dopo “L’anno del ferro e del fuoco” e “Anime prigioniere”, Ezio Mauro riprende in mano gli attrezzi del narratore, del giornalista e dello storico. L’oggetto della nuova e sorprendente indagine è il 1922, l’anno della Marcia su Roma, o “il periodo dei torbidi”, usando una terminologia mutuata dalla storiografia russa. “L’anno del fascismo. 1922. Cronache della marcia su Roma” è il racconto lucido e documentato di un golpe lungo 365 giorni.

Che anno è stato il 1922?
“L’anno dei torbidi, potremmo dire, usando la terminologia della Russia. Quattro governi in tre anni, un sistema estenuato e logorato, lo Stato liberale che sta morendo senza accorgersene, la paura del contagio rivoluzionario da Mosca, la scia terribile della guerra. E su tutto una violenza che pratica a ogni ora il sopruso e la sopraffazione, innescando un colpo di stato strisciante che dura un anno”.

Luigi Facta, Giovanni Giolitti, il re Vittorio Emanuele III. Il cordone di sicurezza a difesa della nostra democrazia liberale non ha funzionato con Benito Mussolini. Perché?
“La classe dirigente liberale è divisa e attraversata da veti incrociati, ma nel suo insieme convinta di poter prima utilizzare il fascismo per combattere i socialisti (agrari e industriali finanziano Mussolini con questo obiettivo), per poi assorbirlo nell’orbita di un governo di coalizione, neutralizzandolo e normalizzandolo. Il Re è ossessionato dalla tutela della dinastia più che dalla difesa della democrazia, e teme che il fascismo possa deviare la storia dei Savoia insediando il duca d’Aosta. Incredibilmente, Vittorio Emanuele teme più il Duca del Duce”.

Il re avrebbe potuto firmare lo Stato di assedio.
“Avrebbe dovuto firmarlo. La sera prima, tornato a Roma da San Rossore, non solleva riserve quando Facta gli illustra le misure che il governo sta per prendere. Alle 5 del mattino un Consiglio dei ministri d’emergenza vara lo stato d’assedio. Alle 7 parte l’ordine dal Viminale di arrestare i Capi della rivolta. Alle 9 il Re non firma il decreto, Mussolini capisce di aver vinto”.

Quale fu il ruolo dei quadrumviri Italo Balbo, Emilio De Bono, Cesare Maria De Vecchi e Michele Bianchi?
“Mussolini ha appena ceduto tutti i poteri politici e militari ai quadrumviri, liberandosi di ogni responsabilità in caso di fallimento. Si mostra con la moglie al teatro Manzoni a Milano per smentire le voci sulla Marcia poi si rifugia al Soldo, la casa sul lago di Margherita Sarfatti, da dove si può raggiungere la Svizzera a piedi. Poi condurrà lui da Milano il negoziato col Quirinale, fino all’incarico. Nel quartier generale dii Perugia i quadrumviri sono tagliati fuori”.

Mussolini ebbe dal re un’investitura legale dentro una cornice rivoluzionaria. Il colpo di stato ottenuto con un colpo di teatro.
“Sì. È la sublimazione della sua costante ambiguità e insieme della sua abilità tattica. Una cornice eroica per un incarico istituzionale. Un impianto eversivo per una nomina nelle forme tradizionali. Ha poi bisogno della Marcia (a quel punto un semplice corteo) per salvare la leggenda rivoluzionaria”.

Che giornalista è stato il Duce?
“Molto efficace. Squadrista nell’anima dà il suo meglio come polemista, ma anche nei corsivi e negli editoriali. È attento e competente anche negli articoli di politica estera”.

Che anno sarà il 2023?
“Quién sabe…”.

(Generoso Verrusio)

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