In fabbrica, sul nastro trasportatore, aveva sentito le operaie parlare dell’Italia: si sta bene, dicevano, ci sono un sacco di cinesi, è come stare a casa. Così, quando scoprì che era proprio quella la sua destinazione, ne fu felice. Un Trolley, comunque, non è mai solo. Nel ripostiglio, o in giro con il padrone.
Lui, poi, non era un Trolley qualsiasi: era curioso, attento, guardava, chiedeva. E nel corso degli anni ne vide e sentì tante.

Sugli scaffali dello sgabuzzino i cibi tradizionali sparirono, e tutto fu bio, etno. Peccato: con gli spaghetti si parlava, ma questo tofu non spiaccicava una parola.
Capì che quando le donne dicevano “amore”, non era mai il marito o il fidanzato, ma un’amica o il cane. A proposito di cani, a spasso per marciapiedi ne incontrò sempre di più. Una canea. Una sera ne vide addirittura uno con luci a intermittenza sul dorso e un giubbotto fosforescente.
Marco, il padrone di Trolley, non amava viaggiare. Ma Giuliana, la fidanzata, sì. Adorava soprattutto il trekking, e ogni settimana partivano per un cammino.
In città, invece, era tutto cambiato. Anche i cittadini. Nel suo palazzo cambiavano quasi ogni giorno. Arrivavano da ogni parte d’Italia e del mondo. Non suonavano al campanello, che non c’era più, ma digitavano a una tastiera. E se capitava di averlo dimenticato, si avvicinava uno che per qualche spicciolo glielo sussurrava in un orecchio: il pusher del codice.
Anche a notte fonda, quando le macchine si fermavano, in città non calava mai il silenzio. Restava sempre un rombo di sottofondo, sordo, costante. Il rumore del nuovo mondo: il mondo Trolley.

 

GABRIELE CANÈ

 

Bolognese di nascita, fiorentino di adozione, milanese per maturazione professionale. Gabriele Canè cresce in casa, al “Resto del Carlino”, e si forma al “Giornale” di Montanelli. Quasi dieci anni a fianco del Maestro come corrispondente da Parigi e inviato speciale. Di nuovo al “Carlino”, poi direttore della “Nazione”, alla cui guida torna dopo aver diretto due volte “Il Giorno”, “il Resto del Carlino”, oltre alla condirezione del “Quotidiano Nazionale” di cui è editorialista.
Tre figli, laurea in Giurisprudenza nell’Alma Mater, Grande Ufficiale della Repubblica, esperienze radio e tv, a cominciare da Controcorrente, il primo talkshow sulle reti Mediaset, ha vinto alcuni premi giornalistici, e fa parte della giuria del premio Letterario Internazionale Isola d’Elba.
Dopo Dove eravamo rimasti, fotografia semiseria della vita pre-Covid, e Sarà un caso, uno sguardo sul futuro, con Trolley viaggia con curiosità e ironia nei cambiamenti della nostra vita di tutti i giorni, e di una società che di continuo mette in valigia esperienze inaspettate e nuove abitudini.

Minerva

 

 

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