Asmae Dachan fa un viaggio che da Ancona, dov’è nata, la porta ad Aleppo, la città della sua famiglia, per comporre un mosaico di luoghi e persone. Da Jiza, la città di Hamza al-Khatib, torturato e ucciso a undici anni, a Dar’a; da Darayya a Sednaya, «la macelleria umana di Assad»; da Damasco, dove la guerra sembra non esserci mai stata, a Ghouta, Homs e Hama, Idlib e infine Aleppo, le radici.
Incontri pieni di dolore si mescolano a incontri di speranza, come quelli con due adolescenti che salvano libri e oggetti d’arte o un artigiano che riapre la sua bottega di biciclette. Storie di famiglie che riportano in vita i morti e gli scomparsi, i mafqudin, le persone arrestate, allontanate forzatamente dalle loro case, lasciando chi resta in una vita sospesa. Come si scrive la parola fine a tutto questo?

 

 

 

 

 

ASMAE DACHAN

 

 

 Asmae Dachan è una giornalista, fotografa e scrittrice italo-siriana, docente a contratto all’Università̀ degli Studi di Macerata. Collabora con diverse testate tra cui «Avvenire», «L’Espresso», Vita.it e Valigia Blu. È creatrice del blog Diario di Siria e del podcast Siria, guerra e gelsomini. Il suo ultimo libro è Cicatrice su tela (Castelvecchi), vincitore del Premio Nadia Toffa 2022. A luglio 2025 ha vinto il Premio giornalistico internazionale Cristiana Matano – Lampedusa d’Amore, per il reportage dalla Siria Rinascere nella cauta speranza pubblicato su «L’Espresso».

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