«A guardarla da fuori sembra che la Russia sia cambiata troppo poco, ma i russi credono che sia cambiata eccessivamente, anche perché prima era rimasta immutata per decenni.» Con queste parole cominciava un libro di Anna Zafesova pubblicato esattamente vent’anni fa.

Era un’altra fase storica, se è vero come è vero che gli ultimi decenni sono stati scenario di un’accelerazione del mutamento politico, sociale e tecnologico che ha coinvolto il mondo intero. È il future shock su cui questo libro si concentra: per capire «la testa» dei russi di oggi, per indagare le dinamiche di potere attive nel regime di Putin, per spiegare come l’aggressione all’Ucraina del 2022 ha reso ancora più evidente «la sete di passato di un Paese che non vede un futuro».

Sulla linea di questa dicotomia Zafesova insiste, indicando nella biforcazione storica degli anni 90 il momento sliding doors: la narrazione putiniana, per certi versi rassicurante, della restaurazione della potenza sovietica (senza reali assunzioni di responsabilità rispetto a settant’anni di dittatura), opposta a quella ucraina, capace di dare le «colpe» al passato coloniale e cementare dal basso un’identità nazionale cresciuta nel tempo per contrasto a Mosca e per affinità al sogno europeo.

 

 

ANNA ZAFESOVA

ANNA ZAFESOVA, giornalista e traduttrice, esperta del mondo postsovietico, è stata corrispondente da Mosca per «La Stampa», quotidiano per il quale scrive da oltre trent’anni. Ha raccontato la transizione del dopo
Urss in E da Mosca è tutto (Utet 2005), Navalny contro Putin e Pietroburgo (Paesi edizioni, 2021 e 2025). È la voce della rubrica «Postsovietika» su Radio Radicale.

 

 

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