Ci sono fatti di cronaca destinati a rimanere per sempre nell’immaginario collettivo, storie capaci di dividere l’opinione pubblica e toccare corde insospettate. Il caso Garlasco è uno di questi: un delitto che ha segnato il Paese, una storia giudiziaria solo apparentemente conclusa e che oggi torna con nuovi interrogativi e nuove ombre. Per anni l’unico indagato è Alberto Stasi, compagno della vittima, il «biondino dagli occhi di ghiaccio». Viene condannato a sedici anni di carcere, eppure manca il movente, le testimonianze vanno in un’altra direzione, il suo alibi viene accertato. Si può dire che sia colpevole oltre ogni ragionevole dubbio? La risposta è no. Da qui parte il racconto di Stefano Vitelli, il magistrato che nel 2009 assolse Stasi in primo grado, in un libro che ripercorre – umanamente e giudiziariamente, con elementi del processo mai raccontati al grande pubblico – tutta la vicenda: dalla telefonata al 118 alle analisi informatiche compromesse, dalle macchie di sangue alle nuove perizie che riscrivono ciò che si credeva acquisito, fino al movente fantasma e all’assunto per cui «meglio un colpevole fuori che un innocente dentro». Dubbi, verifiche, domande senza risposta, ma anche la responsabilità di chi deve giudicare sapendo che non si può scommettere sulla colpevolezza dell’imputato: la posta in gioco è troppo alta, un errore simile potrebbe segnare per sempre la vita di un innocente.

 

 

STEFANO VITELLI

 

STEFANO VITELLI nato a Viareggio nel 1974, si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Pisa, conseguendo il massimo dei voti. Nel 2000 vince il concorso nazionale per l’accesso alla Magistratura. Dal 2008 al 2012 ricopre il ruolo di GIP/GUP presso il Tribunale di Vigevano, redigendo come giudice di primo grado la sentenza nei confronti di Alberto Stasi. Per dieci anni GIP presso il Tribunale di Torino, dal 2022 è componente del Tribunale del riesame di Torino. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche in materia di diritto e procedura penale. Padre di due figli, ha corso fino ad ora ventidue maratone, tra cui tre volte quella di New York.

 

GIUSEPPE LEGATO

GIUSEPPE LEGATO nato a Como e cresciuto a Reggio Calabria, dal 2004 è giornalista de La Stampa e oggi coordina la cronaca giudiziaria nazionale del quotidiano torinese. Già inviato sull’arresto di Matteo Messina Denaro, sulla strage di Cutro, sulle tangentopoli liguri, sul caso Striano e sulle principali inchieste di mafia sul territorio nazionale dal 2014 a oggi, ha scritto Torino sotto inchiesta: da Minotauro a San Michele per la collana «Mafie». Dal 2019 è tutor di cronaca nera e giudiziaria presso il Master in Giornalismo Giorgio Bocca di Torino.

 

 

 

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